Percorso di formazione

LYS.LUCE nasce come progetto di ricerca all’interno del biennio specialistico di Terapeutica dell’arte dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha l’obiettivo di formare un’equipe di lavoro che sperimenti e analizzi il legame fra Terapeutica Artistica e Linguaggi Multimediali e affronti il tema della trasformazione dell’identità creativa nell’era digitale. Le conoscenze e le esperienze del gruppo sono messe a confronto con l’intento di originare nuovi paradigmi e nuovi sguardi sull’impatto dei media sul concetto di corpo, identità e cultura partecipativa della rete. Il percorso di formazione del progetto LYS.LUCE si suddivide in 7 incontri (3 teorici – 1 organizzazione  progetti laboratoriali – 2 pratici) di 60 minuti l’uno:

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Quotidianamente utilizziamo le nuove tecnologie per svolgere la maggior parte delle nostre attività. Il lavoro, la vita sociale, il tempo libero etc… molta della nostra attenzione è dedicata a un medium. Il computer con cui lavoriamo, lo smatphone con cui comunichiamo, il monitor attraverso cui osserviamo dei contenuti multimediali e l’ipod con cui ascoltiamo musica e così via, sono attualmente innumerevoli le periferiche e i devices che fanno parte della nostra vita. E’ facile intuire come tale abuso dei nuovi media abbia mostrato da tempo un lato d’ombra e sia l’origine di un disagio dettato da una scissione sempre più forte fra mente e corpo ed una coesione sempre più ingannevole fra reale e virtuale. La preoccupazione, oggi, nasce dal dialogo interrotto con la materia del mondo. La paura è generata dall’inconoscibilità del virtuale, dal non poterne fare esperienza diretta,come si fa con la materia, attraverso l’utilizzo dei nostri sensi, originari, come da sempre li conosciamo senza certe estensioni artificiali che contraddistinguono il corpo odierno.  All’interno di un biennio specialistico di ricerca, come quello di Terapeutica Artistica è interessante però adottare a riguardo un nuovo punto di vista , il punto di vista di chi si occupa di conoscere il mondo attraverso la materia che lo costituisce evidenziandone il  potere maieutico, cioè provare a considerare la dimensione virtuale  fonte preziosa di energia. Energia intesa come luce e luce intesa  come materia propria del nostro tempo, ciò che ha portato la notte ad affiancarsi al giorno e che sta alla fonte di tutte le grandi tecnologie di informazione. Imparare a dialogare con la materia luce, per addentrarsi sotto la superficie luccicante delle nuove tecnologie e rivelarne il linguaggio, sarà la direzione di tale ricerca. I laboratori che da essa prenderanno forma si muoveranno nell’ambito dell’arte multimediale alla ricerca di un punto di equilibrio fra reale e virtuale ed un percorso che sappia farsi strada fuori e dentro queste due dimensioni che oggi rappresentano la nostra esistenza.

 

1°incontro: IAD Internet Addiction Disorder

Per affrontare il tema delle dipendenze tecnologiche verranno messi a fuoco i concetti che contraddistinguono la cultura della simulazione digitale e le mutazioni dell’identità in rete. Tali concetti fanno riferimento agli studi di T.Cantelmi, psicologo e psicoterapeuta riferimento in Italia della ricerca in ambito di IAD Internet Addiction Disorder, dipendenza tecnologica e a quelli di S.Turkle, psicologa statunitense docente di sociologia al MIT di Boston. L’idea è quella di attuare una riflessione e un confronto del gruppo a partire dal proprio rapporto con le nuove tecnologie e dall’osservazione delle caratteristiche del nostro vivere lo stato off/on line. Attraverso tali spunti saranno individuati gli elementi importanti per il lavoro in ambito laboratoriale.

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2° incontro: REALE vs VIRTUALE

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La prima parte del secondo incontro è stata dedicata ad un momento di dibattito aperto. Ogni studente ha portato al gruppo, in base all’analisi delle proprie esperienze personali, un’elenco in positivo e in negativo delle conseguenze sulle sensazioni corporee dell’uso quotidiano delle nuove tecnologie d’informazione e simulazione. Partendo da queste affermazioni è avvenuto il confronto delle idee e delle esperienze.

Ne è apparsa tale suddivisione:

sensazioni positine e negative

 

QUALI SONO LE SENSAZIONI DEL CORPO CHE PROVO MENTRE UTILIZZO LA TECNOLOGIA?

Il primo passo per l’osservazione e l’analisi del rapporto che intercorre,oggi, fra uomo e tecnologia sarà osservare noi stessi. Adottare un nuovo sguardo sul nostro modo di agire e sentire la dimensione virtuale. Cosa mi attrae dei nuovi media? Che cosa non posso sopportare? Quando e perchè utilizzare una tecnologia mi fa stare bene e quando mi fa stare male? Quali sono le sensazioni del corpo che provo mentre utilizzo la tecnologia?

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E’ solo osservando noi stessi e affinando il nostro linguaggio creativo con la materia in questione che potremo confrontarci all’interno di un contesto laboratoriale. Il lavoro che verrà svolto nelle scuole e nei centri diurni con adolescenti e bambini avrà un ruolo di ricerca, per capire come oggi tutto questo viene da loro percepito, un ruolo preventivo, per mostrare loro cosa significa sostituire la dimensione virtuale a quella reale e un ruolo terapeutico, nel momento in cui il contesto lo richiederà, per accompagnare chi vive il disagio delle dipendenze tecnologiche a riprendere un dialogo con la materia e con gli altri.

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3° incontro: IL MITO DI PROMETEO E LA NARCOSI DI NARCISO

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Dunque se le nuove tecnologie ci proiettano nella dimensione virtuale, cosa succede al nostro corpo mentre ciò avviene?

Negli anni 90 Stephen Kline, direttore del Media Analysis Lab della Simon Fraser University di Vancouver, inventò un sofisticato sistema di sensori per il rilevamento dei valori vitali corporei  per analizzare le reazioni fisiologiche delle persone alla televisione. Derrick de Kerckhove si sottopose all’esperienza, traendo la conclusione che gli stimoli televisivi elettromagnetici influenzano prima di tutto il nostro corpo: la tv parla al corpo e lo schermo video ha un impatto diretto sul sistema nervoso, sul battito cardiaco, sulla muscolatura. L’esperimento di Kline, scrive Derrick de Kerckhove nel suo libro La pelle della cultura, evidenzia che il sistema neuromuscolare segue le immagini video mentre la mente vaga per conto proprio. Possiamo così immaginare come la tecnologia influisca sul corpo anche in maniera apparentemente impercettibile e senza che noi ce ne rendiamo effettivamente conto. La realtà è che mentre utilizziamo i nuovi media li viviamo come parte del nostro corpo, o meglio, è la tecnologia stessa a comportarsi come una periferica, un’estensione dei nostri sensi. La tecnologia infatti  ci promette di estendere le nostre facoltà e trascende i nostri limiti fisici. Siamo spinti così a desiderare le migliori estensioni per il nostro corpo. McLuhan osserva come, quando le tecnologie di consumo sono entrate a fare parte della nostra vita abbiano prodotto una sorta di ossessione feticista negli utenti, un fenomeno che lui definisce “La narcosi di Narciso”. Il mito greco di Narciso riguarda un determinato aspetto dell’esperienza umana, come dimostra la provenienza del nome stesso dal greco narcosis, che significa torpore. Il giovane Narciso scambiò la propria immagine riflessa nell’acqua per un’altra persona e quest’estensione speculare di sé stesso attutì le sue percezioni fino a fare di lui il servomeccanismo della propria immagine estesa. Narciso era intorpidito. Si era conformato all’estensione di stesso divenendo così un circuito chiuso.  Il senso di questo mito è che gli esseri umani sono soggetti all’immediato fascino di ogni estensione di sé, riprodotta in un materiale diverso da quello stesso di cui sono fatti. Con l’avvento della tecnologia elettrica l’uomo estese, creò cioè al di fuori di se stesso, un modello vivente del sistema nervoso centrale.[…] Per contemplare, utilizzare o percepire qualsiasi estensione di noi stessi in forma tecnologica è necessario riceverla. E’ l’ininterrotta ricezione della nostra tecnologia nell’uso quotidiano che, nel rapporto con queste immagini di noi stessi, ci pone nella posizione narcisistica della coscienza subliminale e del torpore. McLuhan

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Perchè l’uomo ha creato le sue tecnologie?

Sostiene U.Galimberti nel suo libro PSICHE e TECNE’ che esiste un nesso indissolubile tra tecnologia e insufficienza biologica. Per supplire agli istinti l’uomo diviene tecnologico. Galimberti, per spiegarci questo concetto attinge dal mito di Prometeo. Il mito narra che quando gli dei dettero a Epimeteo il compito di creare le creauture viventi, egli fece pasticci e dosò male le risorse così creò un uomo indifeso e piagnucoloso, privo di grandi qualità fisiche per la sopravvivenza. Prometeo, per riparare al danno fatto dal fratello volò in cielo e rubò il fuoco dal sole , il genere umano entrò  così in possesso del fuoco e da esso apprese molte arti.

Non è dunque difficile pensare alla tecnologia come strumento che nasce in seguito ad esigenze unicamente pragmatiche e utilitaristiche. Ma le motivazioni umane raramente sono così scontate. Se si osserva la storia umana con più profondità ci si accorgerà che è pregna di tutti quegli impulsi mistici che hanno contribuito a sviluppare la tecnocultura odierna. La religione, con promesse di immortalità, perfezione e mondi ultraterreni. L’alchimia, con il suo forte interesse per la vitalità dei corpi e il millenario impulso a trasmutare le energie della terra nella divina realizzazione dei sogni umani. La magia con il suo desiderio di teletrasportare in luoghi incantati, rendere immateriale la materia e assumere il controllo del mondo delle idee. Queste connessioni importanti fra passato e presente mettono in rilievo  gli archetipi e gli aspetti metafisici del tecno-misticismo che invade l’era digitale in cui viviamo e e spiegano in parte che la seduzione che prova l’uomo contemporaneo per le sue tecnologie è una questione antica, che non nasce certo nell’ultimo ventennio ma che nasconde arcaici desideri di immortalità e onnipotenza. Così anche la materia luce con cui abbiamo a che fare quando ci rapportiamo alle tecnologie contiene quelle caratteristiche e quelle simbologie che accompagnano la sua storia. Immaterialità. Immortalità. Divina perfezione.Velocità ultraterrena. Di conseguenza quando abbiamo a che fare da vicino con la potenza della luce, quando vi entriamo intimamente in contatto ci illudiamo di possedere e di fare nostre, attraverso le estensioni tecnologiche del nostro corpo, le sue qualità e le sue caratteristiche. Tali caratteristiche appartengono ad un’unico aspetto del dualismo MATERIA-IMMATERIA CORPO-MENTE che viviamo nella nostra esistenza. Nel dialogo con la luce, nell’utilizzo dei nuovi media il nostro obiettivo sarà quello di creare una connessione fra le parti e compiere un percorso conciliante fra gli opposti, fra realtà virtuale e reale. Innumerevoli sono le connessioni nel mondo che ci circonda, l’atto creativo ha il potere di metterle in evidenza e crearne delle nuove.

Quale percorso creativo si può così intraprendere alla ricerca di un atto conciliante fra il dualismo virtuale e reale mentre ci troviamo immersi in nell’immaginario tecnologico contemporaneo?

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