“DIDATTICA, COMUNICAZIONE E ORGANIZZAZIONE: NOI LA USIAMO COSI'” IL CASO BOCCIONI di Stefania Giacalone Dirigente scolastica del Liceo artistico Boccioni di Milano – da “INTELLIGENZA ARTIFICIALE A SCUOLA – Guida all’uso per docenti, dirigenti (e genitori curiosi)” Corriere della Sera
Il liceo Boccioni ha iniziato un percorso di integrazione dell’intelligenza artificiale all’interno delle proprie attività quotidiane, partendo dalla formazione dei docenti, nel 2024. L’intento: acquisire competenze per affrontare le sfide e le opportunità della scuola del futuro. Affrontare l’intelligenza artificiale, infatti, porta in superficie domande essenziali: sul senso dell’educare, sugli obiettivi che perseguiamo, sull’etica che guida le nostre scelte.
Le prime applicazioni nella didattica sono state compiute con il supporto e la guida di partner fortemente orientati all’innovazione: un fablab, laboratorio dove digitale si traduce in progetti fisici, e il Politecnico di Milano. Nel corso di un’appassionante sperimentazione didattica intitolata ” LA FORMA DELLE NUVOLE – identità creativa e sperimentazione artistica nell’era dell’AI”, progetto ideato da Chiara Amendola con WeMake, abbiamo accompagnato gli studenti e le studentesse in un percorso immersivo che univa arte, tecnologia e riflessione critica. Un’esperienza che ha trasformato la classe in un laboratorio di idee, domande e visioni del futuro. La collaborazione con WeMake, fablab milanese e centro di innovazione comunitaria, ci ha permesso di accedere a strumenti e competenze per indagare lsa relazione tra uomo e macchina in chiave educativa. Non si è trattato solo di apprendere come funziona l’intelligenza artificiale, ma di chiederci insieme cosa significhi davvero “intelligenza” e se una macchina possa essere davvero creativa. Il corso si è aperto con un inquadramento teorico e culturale: abbiamo smontato i luoghi comuni legati all’IA e analizzato il suo impatto sociale, partendo dalle origini storiche della disciplina fino alle più attuali tecnologie di apprendimento automatico e deep learning. Abbiamo messo in discussione il mito dell’oggettività algoritmica, esplorato le discriminazioni insite nei sistemi predittivi e le implicazioni etiche e ambientali del loro utilizzo. Concetti complessi come bias, reti neurali, machine learning e sistemi predittivi sono stati resi accessibili attraverso esempi concreti e attività laboratoriali. Il cuore del progetto è stato l’approccio laboratoriale. Ogni attività è stata pensata per stimolare il pensiero critico e la creatività, due elementi centrali per la cittadinanza digitale. Parallelamente, abbiamo indagato il rapporto tra IA e immaginario culturale, attingendo all’arte contemporanea, alla letteratura, al cinema e ai videogiochi. Da Blade Runner a Black Mirror, dai robot di Čapek ai paesaggi digitali di Refik Anadol, gli studenti hanno potuto riflettere su come la cultura rappresenta — e a volte anticipa — le sfide tecnologiche del presente. La parte finale del corso è stata dedicata alla creazione. I ragazzi hanno sperimentato in prima persona l’uso di strumenti di generazione AI, imparando le basi del prompt engineering e lavorando su progetti visuali ispirati a racconti di fantascienza da loro ideati. Questa esperienza ha mostrato quanto sia potente e necessario, oggi, accompagnare gli studenti a un uso consapevole dell’intelligenza artificiale: non per subirla passivamente, ma per comprenderla, smontarla, esplorarne i limiti e immaginarne gli usi futuri. In un’epoca in cui le nuvole non sono solo nel cielo, ma anche nei server e negli algoritmi, è fondamentale che tutti siano capaci di guardare oltre la superficie per riconoscerne la forma.
