Paolo Solcia

Intermedialab intervista Paolo Solcia, artista poliedrico, la cui sperimentazione indaga trasversalmente diversi ambiti. La sua  ricerca musicale, artistica e teatrale ha come comune divisore l’utilizzo creativo delle nuove tecnologie ed uno sguardo attento all’aspetto pedagogico e sociale. Fra i tanti progetti e le collaborazioni è cofondatore di CIPEQUIPE spazio di ricerca e sperimentazione delle nuove tecnologie con l’infanzia. 

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MANIMALI – teatrino digitale per bambini GAM Gallarate

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IML: Osservando il tuo lavoro si ha da subito l’impressione di una visione che spazia fra diversi media, come definiresti il tuo ambito di ricerca?

P.S: Quello che mi interessa, che mi affascina, è la molteplicità della percezione. Penso alla percezione come quello che in  neurobiologia viene definita una rappresentazione topograficamente organizzata: la stimolazione simultanea di differenti punti sensibili, a volte in luoghi distanti, del nostro cervello. Come tante lampadine sparpagliate che si accendono nello stesso momento, e quanto più è grande l’area coinvolta, tanto più è ricca la nostra percezione; più estesa la zona, più diventa fondamentale il nostro personale contributo di interpolazione tra i punti, per coglierne -o inventarne- un senso. Il mio percorso di ricerca -un percorso il più delle volte dettato dalla curiosità, dalla sperimentazione, dal caso- mi ha spinto a cercare i punti di contatto, di contaminazione e di contemporaneità tra diversi linguaggi. Tutti i miei lavori, in un modo o in un altro, hanno comunque a che fare con il computer, che è come un filtro di pensieri e di emozioni; un filtro che funziona attraverso le variabili: quell’infinità di piccole cose, che, rimesse in un qualche ordine, formano il tutto. Con il computer posso gestire, con un unico pensiero compositivo, differenti media: suoni, immagini, luci, gesti… eventi che accadono ‘nello stesso momento’. Il desiderio è quello di riuscire ad ‘innescare’ una scarica di percezioni, l’accensione di quelle lampadine… un’emozione.

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Breathe dance – installazione interattiva

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IML: Creatività e magia digitale, nei mondi virtuali qual’è seconde te la soglia, se esiste, fra magia e inganno?

P.S: Quando insegno programmazione interattiva, dedico le prime lezioni a cercare di spiegare quello che chiamo ‘barbatrucco’; il barbatrucco è un semplice ma fantasioso modo di usare le tecnologie: più poetico, che scientifico. Il trucco -pensa ai prestigiatori- sta nella capacità di spostare l’attenzione su qualcosa di secondario, che non è importante: distogliere lo sguardo, o meglio, far sì che lo sguardo si concentri su altro. Questa è la specificità del ‘mago’, che, come il poeta, è capace di vedere e di far vedere le cose con una prospettiva diversa dal senso comune. E’ interessante che in molte lingue magia e poesia derivino dal termine ‘fare’, agire. Questo ci riporta all’arte, a quell’ ars che si contrappone all’ iners: l’inerte, il fermo, ciò che non ha movimento …e forse è un pò morto. Per tornare alla tua domanda iniziale, tra magia ed inganno, non sono i trucchi che cambiano; io credo che sia solo una questione ‘etica’: dipende da te, da come e perchè fai i tuoi imbrogli; dipende se li fai a fin di bene o a fin di male.

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Sguardi in pietra – videoproiezioni su grandi superfici, Ovada

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Giochi di riso – installazioni interattive per bambini, Castello di Vigevano

IML: CIPEQUIPE, un progetto interessantissimo che muove i suoi passi fra reale e virtuale, come nasce quest’idea?

P.S: Nasce da una serie di bisogni e di desideri: lavorare insieme, con altre persone, esperte in campi diversi, per potersi confrontare, stimolarsi, vedere le cose e i bambini da prospettive diverse; per avere dubbi… perchè senza dubbi non ci sono neppure le certezze. Poi la multisensorialità -o come la si vuol chiamare: quel modo di mescolare le percezioni, per trovare metafore e similitudini con le diverse possibilità del nostro corpo. E poi, ancora, le nuove tecnologie, che come strumento didattico hanno un’impareggiabile capacità proprio di creare metafore, di far vedere e sperimentare cose che altrimenti rimarrebbero a livello concettuale. Con CIPEQUIPE il rapporto con la tecnologia è sempre sostanzialmente pratico, fattuale; l’approccio è innanzitutto compositivo e performativo: stimolare e sviluppare la capacità di ‘creare’, attraverso cui si può arrivare a ‘conoscere facendo’. Con queste premesse e con le tante persone che hanno collaborato, CIPEQUIPE è diventato un contenitore, uno spazio per idee e gente che ha voglia e bisogno di sperimentare e ricercare.

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Suoni mossi -laboratorio di suono e movimento,  scuola di infanzia, Novate Milanese

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Vedo il suono – laboratorio multisensoriale per bambini con le nuove tecnologie

IML: Con il tuo lavoro, quanta attenzione riscontri all’interno delle istituzioni scolastiche, rispetto al tema dell’utilizzo creativo e critico delle nuove tecnologie?

P.S: La situazione della scuola italiana è drammatica… sconfortante.

Intendiamoci: una cosa sono le persone e un’altra le istituzioni. Ho sempre avuto la fortuna  di lavorare con persone splendide, con insegnanti motivati e capaci di mettersi in gioco. Ma dal punto di vista istituzionale, non esiste un progetto per il futuro della scuola pubblica. Tutti vorrebbero una scuola tecnologica, ma, quando va bene, questo si limita ad un aggiornamento del parco macchine, tablet e LIM. Quello che però manca è un progetto adeguato di formazione degli insegnanti per una didattica con le tecnologie; una didattica in grado di stare al passo con quella generazione di nativi digitali che non ha problemi ad usare un computer, o un tablet o a navigare su internet e social forum; una generazione che sviluppa un percorso e una modalità di ricerca tutta particolare, non lineare, multi-tasking. Una generazione che però non ha, per ovvi motivi, la maturità e l’esperienza per approfondire culturalmente e poeticamente un’intuizione. Questo resta il ruolo del ‘maestro’… ma un maestro non può non sapere il linguaggio, il vocabolario dei suoi allievi, non può non possedere la loro la manualità. Come per il resto della tragedia italiana, credo che si possa arrivare a una scuola nuova, adeguata ai tempi, solo con una ‘rivoluzione sociale’, dove la scuola sia sentita come un bisogno, primario e permanente, per l’essere umano di qualsiasi età.

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Con l’aiuto di un click – laboratorio multimediale per bambini diversamente abili – Geografia sonora – laboratorio digitale musicale

 

IML: Giocare con il reale e con il virtuale sviluppando la capacità di rimanere sempre in contatto con la realtà. L’arte visiva e la musica che ruolo hanno in tutto questo?

P.S: Immagini e suoni sono la parte concreta della nostra percezione; sono le cose attraverso cui prendono una forma le idee. Sono aria, luce: gli elementi del reale, del mondo, tramite cui posso comunicare con altre persone, altri pensieri, altre emozioni. Sono gli elementi che possono permettere l’ ‘innesco’ di quella scarica di emozioni che dicevo prima. La percezione fisica è una sorta di punta emersa di un iceberg di sensi e significati personali, per lo più privati, ma non per questo non condivisibili. Reale e virtuale mi sembra una falsa distinzione; il virtuale deve comunque in qualche forma, diventare reale, per comunicare, per essere percepito: l’esperienza artistica attualizza la propria virtualità attraverso l’esperienza percettiva ed emotiva che si manifesta mediante gli elementi del reale: aria, luce, ma anche corpo, spazio, tempo, movimento, gesto.

IML: Lo scultore lavora con il marmo, il pittore con il colore. Se dovessi definire la tua materia, quale sarebbe?

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P.S: Spesso, per farla facile, quando mi chiedono ‘cosa suoni?’ rispondo: ‘i numeri’. In un certo qual modo è vero. I numeri, nella loro astratta occorrenza, sono un materiale concreto con cui, attraverso la programmazione, si dà forma al pensiero. Però mi piace sempre pensare che il computer è sì uno strumento -e in quanto strumento la sua efficacia o bontà, dipende in massima parte da chi lo usa e ‘come’ lo usa-, ma è anche un materiale. Un materiale specifico, fatto di alcune qualità che non hanno altri strumenti, altri materiali: la velocità, la ricorsività, la gestione della memoria, la generatività, la capacità di passare dal dettaglio di un pixel o di un sample ad una visione universale. Queste cose rendono il computer specifico, particolare; se riesco ad usare queste particolarità – e non solo utilizzare uno strumento duttile, che può fare le cose in vece di altro- mi accorgo che il mio pensiero prende, intuisce, strade nuove, a volte inimmaginate. Il materiale influisce in maniera determinante sul ‘come’ dire qualcosa: lavorare l’argilla o il marmo, non può portare alla stessa statua; scegliere una matita o i colori a mano, determina uno sviluppo differente, sebbene il ‘cosa’ si voglia comunicare, l’oggetto di analisi e le emozioni che si vogliono suscitare, possano essere le stesse.

In questo ultimo periodo sto riordinando una serie di lavori diversi sotto il nome di LapTopArt. Piccole installazioni interattive che possano funzionare con ‘solo’ un macbookPro e tutti i suoi attributi di serie: schermo, tastiera, trackpad, microfono, videocamera, sensori di luminosità, accelerometri e quant’altro. Lavori dedicati al computer portatile, ai suoi limiti e alle sue potenzialità; alla sua semplice portabilità.

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