Enzo Gentile

IML: Navigando nel tuo sito http://www.interactive-performance.it è impossibile non rimanere incantati dai giochi di immagini, colori, forme. Arte interattiva, immagini generative e mondi virtuali mostrano una ricerca ricca eseguita attraverso i più svariati strumenti tecnologici. Da dove sei partito e come sei arrivato ad oggi?

E.G: Sono sempre stato affascinato dalle nuove tecnologie, soprattutto come strumento da utilizzare per fini artistici o semplicemente per soddisfare gli innumerevoli momenti di “curiosità compulsiva”: ore e ore a sperimentare e inventare improbabili aggeggi elettronici o scrivere codici per produrre qualche svolazzamento di oggetti che emettevano suoni assurdi.

Eravamo in piena era “demoscene“, un fenomeno di arte e cultura alternativa in voga tra gli ottanta e novanta, i programmatori, tutti giovanissimi, mettevano in mostra la loro bravura riuscendo a fare miracoli con le scarne capacità dei chip grafici o sonori presenti sui primi home computer.

Si parla ormai di ere preistoriche, il Vic 20 e il successivo C64 della Commodore, pietre miliari dell’informatica di massa, sono spesso accreditati come i precursori di tale interessante sottocultura informatica.

Durante gli studi in Ingegneria Elettronica ero molto più affascinato dalle potenzialità artistiche dei primi home-computer, in campo musicale e grafico, rispetto alla potenza dei seriosi cervelloni con i loro tristi terminali a fosfori verdi.

Terminati gli studi, con una tesi in Informatica Musicale (il MIDI era appena nato, numeri e musica iniziavano ad andare d’accordo), mi sono diviso tra la professione “classica” aziendale, con varie esperienze in gruppi multinazionali e la mia passione artistico-tecnologica.

All’inizio del nuovo secolo è avvenuta la svolta; ho deciso, mi riconosco con una notevole dose di incoscenza, di troncare il mio comodo “posto fisso” per lanciarmi in un’avventura che potesse coniugare passione e lavoro, erano altri tempi, meno critici, ci sono riuscito creando una Società che operava principalmente in campo grafico e multimediale, un esempio di “decrescita felice”.

Dopo aver seguito, 3 anni fa, da esterno, un prezioso corso universitario della Prof.ssa Anna Maria Monteverdi (Forme dello Spettacolo Multimediale), ho maturato l’idea di ricercare le tecnologie più interessanti e innovative da utilizzare nelle espressioni artistiche a partire dall’ “architectural mapping” e all’arte generativa. I “toys” presenti nel sito sono sviluppati da artisti digitali con un software opensource denominato “processing”.

L’ingresso in questo mondo, ancora misconosciuto ai più, persino in ambito accademico, mi ha permesso di accrescere non solo le mie capacità tecniche ma anche la conoscenza di nuovi strumenti difficilmente individuabili sui canali tradizionali.

IML: Osservando il tuo lavoro si prova, dopo poco, la sensazione di varcare la soglia, il confine, oggi incerto fra reale e virtuale. In che ottica trovi interessante la continua contaminazione di questi due mondi?

E.G: Ho sempre pensato che la nostra vita sia troppo spesso troppo “reale” e pragmatica. Prendendo spunto da un noto aforisma: “La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati in altri progetti“, è scaturita la passione per il virtuale, non certo come fuga dalla realtà (almeno non sempre), ma come un accrescimento della stessa, le nuove tecnologie, sempre più sofisticate, ci permettono di creare modi e mondi virtuali dove il livello di coinvolgimento è sempre più alto e le emozioni sono sempre piu vere.

Il nostro cervello è un grande interprete della realtà e ci sottopone una sua “visione”, che noi percepiamo come “reale”, sulla base di sensazioni che derivano da complessi fenomeni che interessano l’interazione tra i nostri sensi e il cervello stesso. L’interpretazione delle forme, dei colori, dei suoni passa sempre attraverso questo tipo di comunicazione che noi possiamo intercettare, rimodulare e addirittura stravolgere.

Una delle prime tecniche che ho sperimentato, (soltanto alcuni anni fa era praticamente sconosciuta) è stata l’ “architectural mapping”, la proiezione di video su architetture esistenti. Il grado di coinvolgimento può essere tale da indurre il cervello a “credere” in improbabili trasformazioni a scapito dell’oggetto reale che viene “cancellato” perchè ritenuto meno importante o forse meno interessante rispetto allo spettacolo di luci, colori e trasformazioni. La nostra “parte virtuale” è infatti molto più visionaria e tende a ricordare maggiormente le situazioni assurde e strane rispetto alla “normalità” che scorre spesso con rare e deboli emozioni.



IML:  Il tuo lavoro si svolge spesso attraverso workshop, festival, eventi formativi. Trovi che l’interesse per le nuove tecnologie interattive stia crescendo anche all’interno degli ambienti accademici più tradizionali?

E.G: Sicuramente è cresciuta la curiosità per l’utilizzo delle nuove tecnologie a fine artistici, negli ultimi workshop, dedicati prevalentemente allo sviluppo delle tecniche di video mapping, ho iniziato a inserire una parte di arte generativa e di interazione (motion tracking tramite il kinect). Quest’ultima parte ha sempre catturato l’interesse dei corsisti (scenografi, attori, studenti di Accademie) e ha stimolato molto la loro fantasia alla ricerca di nuovi sviluppi nei settori di competenza.

Da parte delle Accademie, con alcune eccezioni, vi è un certo ritardo nel proporre questi insegnamenti. Occorre però specificare che il grado di flessibilità e autonomia delle Accademie (al contrario delle Università) è tale da permettere rapidi aggiornamenti dei programmi, soprattutto quelli legati alle nuove tecnologie per l’Arte.

Resta ancora molto da fare, l’Italia è un paese vecchio, ingessato dalla burocrazia e mal gestito, possiede il 70% dei beni artistici mondiali; è inutile ogni commento, la desolante situazione è nota a tutti.

L’Europa sembra invece credere maggiormente nelle nuove espressioni culturali e artistiche che utilizzano le nuove tecnologie e tale considerazione forse anticipa una tua prossima domanda.



IML: “International Augmented Med” un progetto Europeo volto a valorizzare i beni archeologici, ambientali e architettonici tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie e che vede la partecipazione di 7 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Questo vasto e interessante progetto nasce da un’idea tua e di Paolo Servi tuo socio e collaboratore.
Quanto passa fra la nascita di una buona idea e la realizzazione di un progetto di tale portata?

E.G: Il progetto a cui fai riferimento è nato dalla collaborazione iniziale tra me e Paolo, esperto di progettazione europea. Abbiamo sottoposto l’idea a Lianne, una figura altamente professionale e preziosa senza la quale la buona idea sarebbe rimasta tale senza diventare un progetto strategico finanziato dalla Comunità Europea. In seguito abbiamo formato un gruppo cercando la collaborazione di altre due professionalità in ambito accademico e universitario.

Abbiamo stilato un documento sintetico che rappresentava la nostra idea e abbiamo iniziato a cercare i partner italiani e stranieri, quest’ultimi soprattutto grazie alle conoscenze di Lianne.

Siamo riusciti a interessare e coinvolgere molti Paesi dell’area mediterranea, ONG, Università e altri organismi prestigiosi tra i quali la famosa Biblioteca di Alessandria d’Egitto.

La parte più demotivante di tutto il progetto (del valore di oltre 3 milioni di euro) è stata la ricerca del partner italiano capofila. Dopo mesi di tentativi andati a vuoto tra molti Comuni della provincia di Imperia ci è venuto incontro il Comune di Alghero, già nostro partner, che ha accettato con entusiasmo il ruolo incredibilmente snobbato dai numerosi comuni liguri interpellati.

Il Comune di Alghero sta usufruendo in tal modo dei numerosi vantaggi, in termine di risorse, non solo economiche, riservate al partner leader.

L’iter è stato lungo e faticoso, i partecipanti alla selezione erano agguerriti e molto numerosi. Abbiamo sempre creduto nel progetto e abbiamo superato la prima selezione (tra centinaia di proposte), quindi anche il secondo e definitivo scoglio con immensa soddisfazione dopo oltre 2 anni di lavoro a rischio (non retribuito).

Dopo la prima conferenza di apertura, prevista a Settembre, slittata a Novembre, stiamo lavorando con i partner per progettare gli eventi dei prossimi 3 anni, ma stiamo ancora facendo i conti con la burocrazia italiana. L’impegno maggiore non è verso gli aspetti veri e propri del progetto, cioè ideare eventi atti a valorizzare i beni architettonici e ambientali dei Paesi partecipanti, ricchi di Storia e Cultura, ma risulta quello di combattere contro una burocrazia miope e asfissiante.

Occorre invece sottolineare il comportamento esemplare e motivato di tutti i partner internazionali, abbiamo scambi continui via skype tra i vari coordinatori di progetto, un’esperienza anche umana estremamente ricca e stimolante tra culture molto diverse.



IML: Utilizzo creativo e critico delle nuove tecnologie di interazione e terapeutica dell’arte. Quale, a tuo avviso, la strada possibile?

E.G: E’ una strada assolutamente da percorrere: molti studi e progetti, soprattutto in ambito accademico e spesso a livello di sperimentazione, hanno dimostrato l’efficacia di tale binomio. A livello teorico la creazione di ambienti interattivi può supportare diversi approcci didattici e terapeutici; come è intuitivo comprendere, il coinvolgimento cinestesico oltre che visivo e uditivo facilita sensibilmente la comunicazione.

La tecnologia attuale ci offre molti prodotti “low cost” con i quali è possibile creare interfacce utente-computer che consentono di comunicare semplicemente tramite la gestualità del corpo e attraverso il riconoscimento vocale. L’interfaccia (NUI, Natural User Interface) diventa in questo modo praticamente invisibile.

L’utilizzo di un’interfaccia NUI (Kinect o Xtion, prodotti tecnologicamente molto avanzati e low-cost) consente di amplificare la comunicazione tramite i media digitali, rendendo semplice l’interazione con essi. Le applicazioni possibili in terapeutica dell’arte sono ancora in parte da scoprire, la strada da seguire è quella di unire le forze tra interaction-designer dotati di sensibilità artistica e di arte-terapeuti interessati e incuriositi dalla nuove tecnologie.

Occorre poi scegliere un campo di azione tra i molti adatti allo scopo (autismo, disabilità motorie o intellettive, Parkinson, disagio adolescenziale …), formare un team di professionisti e iniziare a sperimentare con l’ausilio di altre tecniche di supporto (laboratori di espressione con il colore, danza performance ed espressione musicale, teatro e recitazione, utilizzo di tecniche di animazione psicologica …).

L’obiettivo finale è quello di trovare nuovi metodi, altamente innovativi e “low cost”, per migliorare la qualità di vita a persone che soffrono e cercare di curare e prevenire disagi che insorgono spesso durante l’infanzia e l’adolescenza.

Tali iniziative sono incentivate anche da alcuni programmi specifici della Comunità Europea, che offre opportunità di finanziamento molto interessanti; attualmente il nostro team sta partecipando a un bando con un progetto dal titolo ” Estetica, intercorporeità e tecniche espressive come progetto di facilitazione della risposta funzionale nei giovani”.

enzo gentile – http://www.interactive-performance.it -egentile@anughea.com

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