Dienneti.it_portale e directory per l’educazione e la didattica

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Dienneti.it http://www.dienneti.it/index.htm è un portale estremamente completo per quello che riguarda la didattica. Il materiale sempre aggiornato a cui è possibile attingere comprende molti temi sviluppati a diversi livelli. Nel mio lavoro di sostegno scolastico, sia con bambini di scuole elementari che con ragazzi delle medie, l’utilizzo del videogame è un aspetto fondamentale per la comprensione e l’approfondimento di alcune materie ma non sempre mi è facile individuare il software più adatto alle differenti necessità. Dienneti.it offre uno svariato numero di possibilità. Le difficoltà di apprendimento che può affrontare un ragazzo durante il suo iter scolastico sono da attribuire a cause differenti, ho sempre basato il mio metodo sul consolidamento di una buona relazione, prima di tutto il resto. Se quello fra ragazzo e insegnante è un rapporto basato sulla fiducia reciproca ogni passo compiuto sarà  il frutto di un esperienza condivisa. In questo, il videogame, si colloca perfettamente. La condivisione di un momento di gioco, il superamento degli ostacoli, degli enigmi e il passaggio ai livelli successivi sono, per la mia esperienza un ottimo strumento per far si che la concentrazione sugli argomenti più difficili sia continua e non troppo stressante. In dienneti.it sono citati diversi nomi di programmatori per il game didattico e link di raccolte, alcuni giochi sono multilingue e questo mi ha dato la possibilità di utilizzare i software con ragazzi bilingue, scegliendo la lingua nella quale loro si sentivano più forti. Ho lavorato per diverso tempo con una ragazzo della Herman Nohl Schule di Berlino consigliando l’utilizzo del videogame didattico all’insegnante di sostegno dell’istituto. La Germania ha iniziato solo da pochi anni il progetto di inclusione di ragazzi con problemi di apprendimento all’interno delle scuole, fino a poco tempo fa i bambini con difficoltà frequentavano la Sonderschule, un istituto a parte. Nel lungo lavoro che il sistema scolastico dovrà effettuare per l’avvio di tale cambiamento l’utilizzo del videogame sarà a mio avviso uno strumento prezioso.

Un’oceano virtuale a Berlino

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“Percepiamo il mare soprattutto come una sostanza in cui immergerci. Dal sentimento oceanico di Freud- la nostalgia umana per la perduta comunione con la natura madre acquatica- alle immersioni contemplative di Jacques Cousteau e alla sua riverenza per il regno subacqueo, la cultura europea e americana è piena di immagini del mare come zona i cui confini tra l’io e il mondo si dissolvono. E, in effetti, qualche presenza totale e non mediata nelle profondità marine è divenuta un latore di segnali per l’oceanografia. Gli scienziati di settore sono passati dal dragaggio coi secchi alla mappatura del fondale marino con il sonar fino all’impiego attuale di robot comandati a distanza e sommergibili con presenza umana che riportano dei ritratti vivi del mondo sotto la superficie dell’acqua. Queste tecnologie fanno molto più che fornire informazioni. Come ha sottolineato l’antropologo Charles Goodwin, gli scienziati incontrano il mare attraverso una fitta boscaglia di apparecchi tecnologici che arrivano impacchettati con una serie di relazioni sociali-relazioni spesso intessute già nella struttura delle stesse navi di ricerca…Gli scienziati non si vedono tanto alle prese con una percezione a distanza  quanto con una percezione interiore.” Percezioni interiori, Stefan Helmreich

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E’ il filtro digitale attraverso cui oggi osserviamo l’esistenza di un oceano virtuale che paradossalmente ci permette una conoscenza più approfondita del mare vero. Proprio alla luce di queste riflessioni nasce l’dea del laboratorio multimediale svolto in un Kindergarten di Alt-Moabit, a Berlino a giugno del 2012. Far nuotare i bambini in un mare digitale è stato solo una parte dello sviluppo di un progetto più ampio che ha compreso tanti tipi diversi di laboratori sul tema di una fiaba che aveva a che fare con i pesci e l’Africa, nella fiaba non si parlava di mare ma di un grande fiume, ma ai bambini è stata l’idea dell’acqua come elemento di per se a interessare di più, e ben presto il fiume è diventato oceano e l’oceano profondità acquatiche in cui giocare. In quel periodo alla DAM gallery di Berlino c’era la personale di Joan Leandre con la serie  In the Name of Kernel!evocazione intensa della natura degli elementi, questo mi ha fatto pensare alla natura, nella sua essenza, analizzata attraverso il filtro del virtuale. In occasione della mostra ho acquistato il libro The world of digital era, raccolta di opere e artisti a cura di Wolf Lieser contenente un DVD con una serie di video fra cui l’opera Wave di Mark Napier. Questa rappresentazione dinamica ma non troppo dirompente del mare è stata perfetta per i bambini. Abbiamo creato all’interno del Kindergarten una stanza per la completa immersione nell’oceano virtuale dove i pesci bambini potevano muoversi liberamente e nuotare fra i riflessi di luce azzurra.

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Per il finale della fiaba abbiamo fatto una gita di un giorno al Britzer Garten e i bambini hanno giocato in un laghetto in mezzo agli alberi. Questo perchè l’elemento acqua virtuale non sostituisce quella di un lago vero, genera semplicemente due esperienze differenti. Concludo con le parole, in questo caso davvero appropriate,  di Sherry Turkle di introduzione al testo Il disagio della simulazione Ledizioni 2011.

Spesso racconto la storia di Rebecca che a otto anni veleggiava con me su un mediterraneo azzurro da cartolina gridando – Guarda mamma, una medusa! Sembra così vera!- comparando quella vista nel mare con quella che spesso appariva sullo schermo del computer di casa nella simulazione delle creature marine. Per Rebecca e i suoi amici la simulazione è una seconda natura. Ho voluto scrivere un libro che la facesse sembrare meno reale, cercando di ricordare loro che essa porta con sé nuovo modo per vedere le cose ma anche per dimenticarle.

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Usa il suo DS a volte come se fosse un diario, a volte come se fosse un gioco, a volte una macchina fotografica poi un pretesto per litigare con suo fratello e dimostrare la sua superiorità in fatto di età e quindi di privilegi. Mei ha 10 anni, i capelli neri e profondi occhi a mandorla e parla tedesco, giapponese e italiano correntemente. Legge un’infinità di libri e mi racconta dei suoi giochi perchè io l’ascolto con attenzione ed estrema curiosità. Mi interessa capire che differenza ci sia per lei fra un libro e il suo DS, ma a quanto pare nessuna, la differenza è solo per i suoi genitori che si preoccupano di moderare l’utilizzo di uno piuttosto che dell’altro, diciamo che però con il DS insieme ci divertiamo di più. L’altro giorno stavamo sulla S7 che attraversa il Mitte fino a Ostkreuz e mi ha scattato delle fotografie, poi con le dita le ha deformate e la mia faccia si trasformava in quella di un mostro multiforme, ha campionato la mia voce e ha creato una base musicale, l’ha resa robotica poi grave poi sottilissima e siamo morte dal ridere. Dal finestrino si vedeva il parlamento con davanti una fila compatta di turisti, Mei mi ha mostrato tutta una serie di foto  dove c’era lei con il cappello e i baffi di Mario, poi la faccia del suo cane e suo fratello con il cappello e i baffi di Mario. In un’altra il suo cane aveva una parrucca bionda. Tutte opzioni del fotoritocco preinstallato nel DS. La velocità con cui manipola la consolle è affascinante, sottile, invisibile, nuovi piccoli gesti, nuove coordinazioni mani occhi che raccontano di un mondo impalpabile, fatto di energia e pixel, movimenti che lasciano tracce monitoriane su di un malneabile immaginario che cresce. Vorrei raccontarle di quante ore passavo alla sua età incastrata fra un livello e l’altro di Sonic ma la prontezza con cui entra ed esce dal suo mondo è molto più scattante e leggera del mio amarcord. Una volta raggiunta la biblioteca Mei ha infilato il naso in un libro di Harry Potter e non abbiamo più parlato per tutto il pomeriggio.

Lange Nacht der Museen am Computerspiele

Attraversare l’intera  stazione di Alexander per andare a prendere la U5 può essere un’esperienza esaltante o avvilente, dipende dai momenti della giornata.Tutto lo street food che puoi pensare è condensato in un’unico odore e tu non sai più se hai fame o la nausea . Poche fermate e sono allo spielmuseum sulla Karl-marx. Dico di essere lì per seguire la conferenza Vom Alten Fritz zum Serious Game delle 18:00. Un giro veloce, ci sono una serie di vecchie console esposte, già viste, notizie varie sulla nascita del game, in bella vista in una teca di vetro anche al versione di E.T. dell’Atari uscita nel 1982 che fu un flop incredibile e l’Atari dovette seppellire migliaia di copie invendute dicendo che erano difettate, invece la qualità del gioco era bassissima e alla gente non piaceva, ma questo qui non c’è scritto. Vado avanti e vedo esposto il nintendo DS 3d, l’altra volta che sono venuta non c’era. Lo provo subito, un gioco di simulazione di volo, carino. L’effetto 3d è un pò fastidioso alla vista ma lo puoi regolare e va meglio.

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Poi provo un gioco che non conosco, face raiders titolo in italiano “caccia alle faccie”. Praticamente scatto una foto della mia faccia e questa si trasforma in un bersaglio da colpire. L’effetto è entusiasmante. Il gioco è a 360°, ti devi girare davvero per cercare gli oggetti da colpire. lo sfondo è composto dalla realtà circostante dalla quale fuori escono forme tridimensionali che creano ulteriori nemici, poi mano a mano dei pezzi di sfondo si staccano tipo mattoni e si intravede dietro una nebulosa di iperspazio. Così il muro del museo che ho davanti piano piano viene giù e io continuo a sparare alle mie faccie che proliferano ovunque. Bello. Caccia alla faccia è un gioco di Augmented Reality, realtà aumentata che sfrutta bene la terza dimensione. il risultato è curioso, mi fa pensare a quei limiti sottili fra reale e virtuali che si allungano fino quasi a scomparire.Di fianco a me  mamma e  figlio giocano a pong, lei ha uno  sguardo compiaciuto che siccome siamo in un museo, allora giocare diventa una cosa culturale e si può. Passeggio ancora un pò, carino  il  computer   portatile  disegnato  da Meta, 5 Jahre di un Kindergarten in Berlino, poi il documentario Local Player (2009) girato in una scuola media di qui che dice che il 58% dei ragazzi intervistati gioca online insieme ad altri mentre le ragazze preferiscono online ma sole. Il 100% predilige giocare su cellulare e solo il 65% su consolle. Andando avanti trovo una esposizione temporanea, che fortuna, in cooperation mit Transmediale 2012 Special exhibition Paidia Laboratory: feedback. Non conoscevo il lavoro del Paidia http://paidia-institute.org/ la cosa mi sembra molto interessante. Il logo sono 2 draghi che si mordono la coda formando un cerchio.  Feedback è un’esposizione di 5 pezzi tutti che ruotano intorno al concetto di una tecnologia che si autofruisce, o che interagisce con se stessa senza intervento umano. Due PS2 una di fronte all’altra alternano l’apertura del carrello per il cd, quando uno si apre va a schiacciare il pulsante open dell’altra e viceversa.( questo video è presente anche al transmediale di quest’anno) Un’altro, forse meno immediata, è una mano meccanica che si muove schiacciando i tasti di una tastiera collegata ad un gioco di atletica leggera.Torno verso l’uscita in direzione della conferenza. C’è un’uomo che mostra un grande plastico, anzi un gioco di ruolo composto da pedine di legno, dietro di lui è proiettato in loop ” Taktisches Kriegsspiel” von Baron von Reisswitz(1764-1828) un video che descrive un’antico gioco di tattiche di guerra del periodo napoleonico, ogni tanto si vedono delle scene di “Total War” della Sega. Noiosissimo.

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Vorrei tornare dentro a fare un’altra partita a face raiders ma il museo si è riempito di gente ed è diventato impossibile provare i giochi. Un ragazzino biondo gioca al DS da mezz’ora e si è creata una fila lunghissima. Non gli sembra vero che suo fratello faccia parte dello sfondo e continua sparargli come un pazzo, rinuncio. Decido di andare via. Esco e mi ritrovo in una Karl-marx strasse completamente imbiancata, finalmente quest’anno a Berlino ha anche nevicato.