Adolescenti e cultura della simulazione, uno sguardo importante

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Sappiamo essere insita nell’uomo una vera e propria “ necessità antropologica” di dover “creare” le proprie illusioni i propri giochi, una realtà altra.
Che l’indole umana contenga tale necessità lo si può constatare da sempre, o per lo meno da quando è nata una certa cultura della narrazione, dell’astrazione, della trasposizione dell’uomo stesso in una realtà immaginaria, da lui creata attraverso mezzi più o meno coinvolgenti quali la letteratura, l’arte, la musica e il gioco. Quest’ultimo inteso come il risultato di un meccanismo proprio dell’essere umano (basti pensare al bambino) di creare un mondo altro con regole e personaggi ben definiti, che abbia un suo tempo, un suo luogo in cui certi accadimenti si attuino con l’unica funzione (non sempre unica) di scollegarsi dall’oggettiva realtà, “sospendere la vita” interpretando quindi, immedesimandosi temporaneamente in una vita altra. Si intende specificare che tale astrazione non sia l’unica funzione di questo trasportare se stessi oltre la realtà, pensando ad alcune fasi in cui il bambino concepisce il gioco come una continua simulazione del reale (il gioco del facciamo che) dove lo stravolgimento delle leggi fisiche e naturali è atto a reinterpretare il mondo degli adulti per capirne, interiorizzarne e superarne i contrasti.

Il fenomeno emergente della cultura della simulazione tipico del contemporaneo di cui oggi gli studiosi parlano, è generato dall’impatto che le nuove possibilità tecnologiche hanno sulle nuove generazioni (e non solo) e dall’evidente realtà che i mondi virtuali che proliferano attraverso lo sviluppo dei nuovi media accolgono senza riserve le esigenze di trasposizione di un essere umano sempre più capace e bisognoso di espandere e moltiplicare altrove la sua identità.

Non solo i ragazzi oggi hanno la possibilità di muoversi all’interno di nuovi mondi, quelli virtuali, ma hanno anche l’attraente alternativa di generare e gestire questi stessi mondi fondandone regole, ambientazioni, tempo, e, grazie allo sviluppo crescente della tecnologia opaca, senza dover avere conoscenze e capacità di programmazione (quindi in modo rapido e alla portata di tutti). Questo sottrarsi al mondo per rifugiarsi in un mondo irreale, o anche creandolo (esserne il Dio) sta divenendo l’azione tipica che definisce questo nostro tempo e che trova il suo corso nello sviluppo mediatico e in particolar modo nel medium video-ludico.
Citando lo studioso Gianfranco Pecchinenda, preside della facoltà di Sociologia all’ Università Federico II di Napoli e autore del saggio Videogiochi e cultura della simulazione Editori Laterza, mettiamo in evidenza l’importanza di volgere oggi uno sguardo attento verso il medium video-ludico:

“I videogiochi portano con sé la possibilità di provocare un profondo slittamento paradigmatico, dal punto di vista culturale, in quanto costituiscono il primo medium simulativo che, nella nostra storia, si sta diffondendo a livello di massa.
Ciò che pertanto bisogna cercare di comprendere è quanto e in che modo il perfezionamento delle possibilità offerte dai progressi dell’informatica abbia inciso, in particolare attraverso i videogiochi, sulla formazione di quella che ormai, e per derivazione, è stata definita cultura della simulazione … Per ciò che concerne il nostro discorso, il gioco, e nel caso specifico il videogioco, può essere considerato una delle modalità privilegiate attraverso cui tale tipo di cultura è riuscita a penetrare nella quotidianità.”

Osservare le nuove tecnologie di simulazione, dunque, per comprendere in modo più ampio la società di oggi.
I videogame infatti occupano da tempo una grande fetta di mercato e il loro commercio continua a crescere con risultati maggiori di quelli di altre forme di intrattenimento come il cinema e la letteratura. Bambini e adolescenti passano all’interno dei mondi virtuali molto del loro tempo e genitori preoccupati, spesso, sono intenti a limitare il fenomeno, andando ad ampliare quel divario intergenerazionale che ovviamente caratterizza un secolo tanto produttivo a livello tecnologico.