Arti &Fatti in psichiatria_federsanità ANCI Lombardia

Arti & Fatti in Psichiatria
Il coraggio della speranza: come mobilitare risorse con l’espressione artistica (a cura di Federsanità ANCI Lombardia)
Intervengono:
Tiziana Tacconi
Coordinatrice corso biennale in Teoria e pratica della Terapeutica Artistica, Accademia di Belle Arti di Brera
“La Terapeutica Artistica nei luoghi di cura”
Giorgio Bedoni
Psichiatra, Unità Operativa di Psichiatria, Az. Ospedaliera di Melegnano, Docente Accademia di Brera
“Tracce di sogno. L’irregolare nell’arte”
Esperienze di arte in ospedale nell’Azienda Ospedaliera di Melegnano
Laura Tonani
Coordinatrice corso biennale in Teoria e pratica della Terapeutica Artistica, Accademia di Belle Arti di Brera
“Carte poetiche. Nascita di uno spazio creativo in psichiatria”
La Terapeutica Artistica nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, Policlinico San Matteo, Pavia
Ieri al Palazzo delle Stelline a Milano si è tenuto il seminario Arte&Fatti in psichiatria, resoconto dei lavori realizzati dal biennio di Terapeutica Artistica dell’Accademia di Belle arti di Brera in alcune strutture ospedaliere del territorio. L’idea, il concetto trasversale ad ogni intervento è stato quello di opera condivisa, la realizzazione comune di un’opera condivisa come risultato di una trasformazione, un cambiamento comune di stato nato ed espresso attraverso la materia. Alla base di ogni progetto è stata la materia infatti a dare origine e forza all’atto espressivo. Arte significa modificare, dare vita a una nuova relazione, quindi cambiamento e trasformazione dei luoghi che generano incontri. Da questo susseguirsi di intuizioni e osservazioni tratte dall’esperienze laboratoriali si è arrivato a parlare del concetto di arte pubblica, un’arte sociale, quell’arte che coinvolge e convoglia in uno stesso luogo una molteplicità di individui. Il personale degli stessi ospedali, nel caso di questi progetti, i pazienti, il pubblico, i parenti, gli artisti terapisti ognuno a suo modo coinvolto nel dialogo con la materia e dal suo poteremaieutico. Nell’evidenza del valore di opera condivisa  non posso fare a meno di pensare ad una certa cultura della partecipazione propria del nostro tempo e a quanto la rete e le nuove tecnologie di simulazione influiscano sulla continua trasformazione di quella che si può definere oggi una condivisione globale dell’opera . Ma, se decidiamo di definire  il cyberspazio e tutti gli individui ed i luoghi in essi contenuti, un’enorme opera in continua trasformazione (e che continuamente ci trasforma), la domanda sucessiva è quale in definitiva sia la materia che la compone, quella materia con cui dialogare e grazie alla quale compiere quel viaggio interiore teso verso una comunicazione con l’altro. E, se il dialogo con la materia è destinato a diventare tecnica, quali siano le tecniche proprie dell’era digitale. Se consideriamo materia ciò che possiamo sensibilmente conoscere, ciò che talvolta possiamo plasmare, trasformare e che a sua volta ci trasforma, credo sia impossibile escludere i contenuti mediatici da tale definizione. Il pixel con cui componiamo milioni di immagini diventa il pigmento che versato nella fluidità della rete ci può apparire come una magia.
Alla luce delle parole dette oggi all’interno di quest’incontro credo sia saggio incominciare a riflettere, a trovare dei nessi e dei punti di incontro fra quelli che sono gli obiettivi, i mezzi e i contesti di un’arte sociale.La mia duplice formazione (comunicazione multimediale e terapeutica dell’arte) mi ha permesso negli anni di focalizzare la mia attenzione proprio su questi temi. Durante le mie esperienze professionali svolte a Berlino dal 2009 al 2012 sono entrata in contatto con diverse realtà che indagano sul rapporto che intercorre fra arte, nuovi media e crescita dell’individuo. Ho lavorato presso scuole, licei e centri di formazione dove ho svolto laboratori creativi su questi stessi temi. La ricerca di un linguaggio creativo costruito attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie e la sperimentazione dei mondi virtuali come l’insieme di una moltitudine di identità interlacciate sono stati i punti principali dei lavori svolti prevalentemente con bambini e adolescenti definiti oggi nativi digitali. Non credo che in Italia ci sia meno fermento attorno a tali questioni, anzi, i ricercatori e i teorici non mancano, quello di cui forse si necessita è una connessione maggiore fra i diversi campi, per proseguire nella ricerca, a mio avviso oggi imprescindibile, sulle trasformazioni della nostra identità creativa nell’era della simulazione digitale.